Assembramenti: a cosa dobbiamo rinunciare?

Ad esempio al rito secolare dell’uccisione del maiale. In Abruzzo, la stessa tradizione potrebbe essere stata origine di numerosi contagi

Se c’è una cosa che ci viene ripetuta da circa un anno è che dobbiamo “evitare gli assembramenti”. Un principio che ormai abbiamo fatto nostro, almeno si spera. La nostra è una regione che vanta innumerevoli occasioni di collegialità, dai contorni atipici e singolari.

È il caso, ad esempio, del rito dell’uccisione del maiale che si fonda su una tradizione secolare e che continua a sopravvivere, al netto dell’evoluzione dei sistemi moderni di macellazione. Ebbene, va sottolineato, anche questo potrebbe essere uno di quei momenti non privo di rischi quando siamo alle prese con una pandemia. In Abruzzo, per dirne una, la stessa tradizione potrebbe essere stata origine di numerosi contagi nelle ultime settimane.

Come ricorderanno i nostri genitori, si tratta di occasioni che difficilmente possono essere limitate al nucleo famigliare. Il caso di Pizzoferrato (in provincia di Chieti), un comune di circa 1.100 abitanti, ha fatto eco oltre i confini regionali perché sembrerebbe che una catena di contagi, che ha coinvolto una settantina di persone, si sia creata proprio nel momento in cui la sopracitata tradizione veniva onorata. Anche in Basilicata il periodo di dicembre-gennaio è dedicato alla stessa pratica, ma si spera che, magari con una maggiore accortezza, si possa evitare di trasformare gli antichi momenti gioiosi in angoscianti situazioni di quarantena.