Quella fiaccola che non può fare paura

La torcia del COVA è uno strumento fondamentale che da sempre garantisce la sicurezza delle persone e dell’ambiente

La centralina si chiama “Viggiano1” perché è installata lì, nella città del Centro Olio. Monitora per l’Arpab, assieme alle altre sue centraline, la qualità dell’aria e ha uno standard di rilevazione di un’efficienza tale da essere considerata rappresentativa per la nuova rete regionale di controllo di ciò che respiriamo. Ed è proprio questa sentinella ambientale dell’agenzia regionale che può tranquillizzare tutti: l’ultima fiammata del COVA (ce ne sono state due dall’inizio del 2020) non ha lasciato residui pericolosi in atmosfera – come del resto in passato – e nessuna minaccia di dispersione inquinante. L’effetto della combustione (da un punto di vista chimico parliamo di SO2, cioè anidride solforosa, prodotto della combustione di H2S, acido solfidrico) è infatti per la centralina “Viggiano1” al limite della rilevabilità. C’è un punto ormai acquisito nella storia della gestione del giacimento petrolifero della Val d’Agri: ogni evento di visibilità discontinua della fiaccola (che è sempre accesa) è una storia a sé. Ciascuno di questi casi è inserito nella vita di un impianto complesso come il COVA che si è evoluto nel corso dei vent’anni della sua attività, arrivando a quella trasformazione digitale attuale che, davanti alla previsione del rischio, consente di semplificare la gestione delle operazioni, aumentando flessibilità e rapidità nel prendere decisioni. Con l’ultima “sfiammata”, dovuta a un’interruzione elettrica e non a un malfunzionamento dell’impianto, come ha subito comunicato Eni, si sono correttamente attivati tutti i sistemi automatici di sicurezza preventiva con la chiusura dei pozzi di produzione e una ordinaria evacuazione temporanea del personale. “La sicurezza delle persone e dell’ambiente sono valori inderogabili – ripete Eni – e comunque in questo caso nessuna situazione di pericoloso si è verificata”. Ma la grande luce nella valle fa paura da sempre. Stenta ad affermarsi l’idea che quella fiamma, per quanto anomala, sia quasi sempre indice di una risposta prevista dalle misure di sicurezza approvate dagli enti, a testimonianza del corretto funzionamento dell’impianto e non di un’anomalia. Resta la percezione alimentata da frettolose considerazioni che corrono via social, che sfocia in una comprensibile reazione emotiva alimentata anche da strumentalizzazioni, sprovviste, però, di qualunque evidenza scientifica. Difficile coniugare la chimica con la diffidenza. Eppure i dati, per chi continua responsabilmente a metterli a disposizione in maniera trasparente, parlano chiaro. E hanno a che fare con formule (il fattore di dispersione, l’indice di trasmissibilità) e valori (altezza, velocità, pressione) che conducono a una strada che, in un confronto più sereno, dovrebbe rassicurare tutti e cioè che sia da un punto di vista tecnico sia da un punto di vista gestionale, il COVA è uno degli impianti più sicuri e che la qualità dell’aria nella Valle dell’energia non presenta elementi di preoccupazione. Sarà ora un ente terzo, il Cesi (leader mondiale nel testing elettrico, controllato da Terna ed Enel) ad analizzare l’ultima anomalia che ha determinato la “sfiammata” del 10 luglio. “Gli episodi di visibilità – chiariscono da Eni – della fiaccola sono eventi che possono rientrare nell’operatività del Centro Olio Val d’Agri e proprio per questo motivo sono previsti e normati anche dalle autorizzazioni rilasciate dalla Regione Basilicata”. Per la cronaca, gli eventi fiaccola negli ultimi due anni si sono ridotti del 70 per cento e le emissioni di SO2 si sono ridotte di oltre il 47 per cento, quelle di CO2 del 20 per cento. “Il Distretto Meridionale – commenta Walter Rizzi che ne è a capo – ha adottato presso il COVA un sistema di gestione orientato al continuo miglioramento tecnico con l’obiettivo di massimizzare la sicurezza verso gli operatori e verso l’ambiente attraverso interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria ed asset integrity ed investimenti per miglioramenti, modifiche e sviluppo. Interventi che negli ultimi due anni di esercizio hanno comportato investimenti per circa 180 milioni di euro”. (l. s.)