Buone notizie per lo stabilimento Stellantis di Melfi

Quest’anno approderanno le motorizzazioni ibride Mhev e la versione cabrio della 500x, un segnale positivo per il Pil

di Andrea Di Consoli

Martedì scorso Carlos Tavares, primo amministratore delegato di Stellantis – il nuovo Gruppo industriale dell’automotive frutto della fusione di Fca e Psa – ha tenuto la sua prima conferenza stampa per presentare al pubblico i punti di forza del quarto Gruppo mondiale del comparto automobilistico. “Oggi è il primo giorno della nostra nuova storia, è l’inizio di un viaggio entusiasmante”, ha detto il manager portoghese, definendo Stellantis “un’azienda ben posizionata per competere nei mercati globali, con 39 veicoli elettrificati disponibili entro la fine del 2021. Un gruppo di dimensioni significative e con posizioni commerciali consolidate in Europa, Nord America e America Latina”. La fusione che ha dato vita al nuovo colosso consentirà sinergie per 5 miliardi di euro e creerà valore per 25 miliardi. Da un punto di vista occupazionale, i 14 marchi fortemente iconici (da Peugeot a Fiat, da Alfa Romeo a Citroën), potranno vantare ben 400.000 addetti: “una grande famiglia”, ha detto Tavares. Le parole d’ordine dell’amministratore delegato sono state sostenibilità ambientale (molte le novità sul fronte dell’auto elettrica) e sostenibilità economica per i consumatori (prezzi sostenibili per le famiglie). Ovviamente la fusione rafforzerà gli investimenti e la produttività degli stabilimenti meridionali di Melfi, Pomigliano d’Arco e Pratola Serra, dove attualmente lavorano complessivamente 37.000 addetti tra Stellantis e indotto. Particolarmente ottimistiche le previsioni per lo stabilimento di Melfi, che nel 2020 – ancora Fca – ha registrato numeri favorevoli nonostante i rallentamenti causati dalla pandemia. Infatti, ha prodotto ben 229.848 autovetture, quasi la metà di quelle prodotte dalla società italoamericana in Italia (appena -7,36% rispetto all’anno precedente). Oltre alle Jeep Compass e alla Jeep Renegade, nel 2021 approderanno nello stabilimento lucano le motorizzazioni ibride Mhev e la versione cabrio della 500x. Questo fa ben sperare per il secondo stabilimento industriale italiano per addetti dopo Arcelor Mittal a Taranto, che magari riuscirà, espandendo le proprie attività, ad aumentare nel 2021 occupati, Pil e reddito pro-capite in Basilicata. Paradossalmente la Basilicata, che registra una grave sofferenza delle piccole e medie imprese, è travolta solo in parte dall’erosione del Pil proprio perché i suoi principali comparti industriali sono di grandi dimensioni (dalle estrazioni petrolifere alla Ferrero). A dimostrazione che più sono di grandi dimensioni, le imprese, tanto più sopravvivono alle congiunture sfavorevoli e tanto più sanno attrezzarsi per adeguarsi ai cambiamenti sistemici del mercato.