Imprenditori e sindacati uniti per il lavoro

Dopo il patto per l’occupazione dello scorso febbraio, le parti sociali chiedono alla Regione un piano strategico sull’occupazione

Si erano lasciati a febbraio, prima dell’emergenza Covid, uniti e d’accordo sugli obiettivi. Imprenditori e sindacati lucani, per la prima volta, avevano sottoscritto un patto per il lavoro e per il futuro della Basilicata, evaporato nelle settimane della paura con un grande disaccordo finale sulla ripresa. Ora, con l’ostinazione dei dati sull’occupazione decisamente preoccupanti che non risparmiano la Basilicata (calo del fatturato del 21,6%, perdita dell’11,2% del Pil e del 2,5% dell’occupazione regionale, per circa 4.700 occupati in meno, secondo i dati della Cgil), le parti sociali si ritrovano di nuovo allo stesso tavolo e chiedono al governo della Regione di “passare subito dalla gestione dell’emergenza alla programmazione strategica, con un piano credibile di rilancio della Basilicata, attraverso il pieno coinvolgimento del partenariato economico e sociale”. Un messaggio unitario lanciato dagli stati generali del lavoro e dell’impresa, costituiti dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, da Confindustria, dal raggruppamento di tredici sigle di categoria “Pensiamo Basilicata” e dalla Coldiretti lucana, che si sono nuovamente riuniti a Tito Scalo. Era stato proprio il governatore lucano, Vito Bardi, a impegnarsi per un imminente piano strategico per la regione che “deve farsi subito”, sollecitano ora imprese e sindacati, perché la preoccupazione è forte. È la preoccupazione di una prossima evoluzione della crisi economica e sociale, destinata ad acuirsi nei prossimi mesi. “Non c’è più tempo da perdere, il piano per lo sviluppo della Basilicata dovrà essere licenziato prima dell’arrivo dell’autunno, quando gli effetti reali dello tsunami che si è abbattuto su lavoratori, famiglie e imprese - affermano i sindacati in una nota congiunta - si mostreranno in tutta la loro drammaticità. Lo conferma il recentissimo allarme, lanciato dallo Svimez, rispetto al rischio di una vera e propria polveriera sociale con 380 mila posti di lavoro già andati in fumo, con le previsioni di una ripresa molto più lenta al Mezzogiorno. E lo conferma anche il dato secondo cui il ricorso alla cassa integrazione ha già eroso il reddito dei lavoratori lucani di 38 milioni di euro, riducendone fortemente la capacità di spesa, con l’evidente cortocircuito che ne consegue per i livelli di domanda di beni e servizi, produzione e occupazione”. Si ripone speranza nelle ingenti risorse derivanti dalla riprogrammazione dei fondi residuali dei piani operativi regionali 2014/2020, dai fondi della politica di coesione, dalla nuova programmazione europea e dal Piano Next generation Europe per “porre solide condizioni per il definitivo superamento delle fragilità strutturali che penalizzano la Basilicata, a patto di superare in maniera definitiva i ritardi nell’impegno delle risorse e l’incapacità di spesa che fino a ora hanno contraddistinto il Mezzogiorno e anche la Basilicata”.