Raccontare la Basilicata

È importante raccontarla ai lucani, perché è una regione veramente differente. E ora siamo a un punto di svolta ineludibile

Serve il coraggio di raccontare la Basilicata ai lucani. Può sembrare un paradosso, in parte lo è. Ma solo se si allunga lo sguardo altrove, ai confini e oltre, si può cogliere la differenza con nitidezza. La Basilicata è veramente differente. Da cosa? Dalla percezione di essere una ragione definita per sottrazione. È stato così per lungo tempo. La mancanza come condizione di esistenza. Mancava persino un’esatta collocazione geografica. La Basilicata, anche grazie ai suoi giornali locali, agli inizi del 2000, ha iniziato a costruire una sua identità regionale definita.

È nel primo decennio del nuovo secolo che attraverso alcuni grandi fatti la Basilicata conquista un proscenio nazionale che modifica la percezione leviana del Cristo fermo ad Eboli, a dannazione dell’eterno cafone lucano. Negli anni zero del Duemila la Basilicata si rivela al mondo su due versanti: giudiziario/mediatico (arriva in tribunale a Potenza tutto il mondo patinato italiano e anche il re) e culturale/spettacolare dopo il successo planetario di Passion realizzato a Matera da Mel Gibson. Il giornalismo fa la sua parte, una marcia lenta ma necessaria alla modernizzazione di una regione che vanta un significativo Pantheon novecentesco di grandi firme che costruirono il loro successo nei principali centri dell’editoria italiana (Beniamino Placido, Orazio Gavioli, Leonardo Autera, Giovannino Russo). Anche il successo letterario di una significativa pattuglia di autori lucani ha contribuito non poco a orientare su nuovi spunti e suggestioni. Ora siamo di nuovo a un punto di svolta, a una ripartenza, una delle tante che ha affrontato la Basilicata. Difficile ma ineludibile.