La ripresa economica cammina su tante gambe

Per ripartire la Basilicata dovrà poter contare anche su un’agricoltura sostenibile e innovativa e un artigianato di qualità

L’ultimo rapporto sull’economia lucana pubblicato dalla Banca d’Italia ci racconta di una regione che ha attraversato la prima fase della pandemia di Covid zoppicando vistosamente, seppure tenendosi aggrappata ad un sistema economico e industriale più solido di quello di altre realtà del Mezzogiorno.

Ma quando c’è di mezzo una crisi globale (in fondo, era stato così anche durante l’infernale triennio 2008-2010) i punti di forza e i punti di debolezza di un’economia tendono a sovrapporsi: l’auto, l’energia, il turismo, che quando le cose vanno bene (o non troppo male) ci aiutano a tenere la direzione giusta, che guarda avanti, possono diventare il tallone d’Achille quando le cose vanno molto meno bene o davvero male.

L’auto e l’energia hanno subito un ridimensionamento nella primavera scorsa, nel pieno della prima ondata, e ci hanno regalato una prima fase di ripresa durante l’estate, mentre il turismo non ce l’ha fatta a darci altrettanto. Ora siamo nel pieno della seconda ondata, che ha le sembianze di un evento anche peggiore del primo: l’auto rallenterà nuovamente, l’energia rischia di fare altrettanto, il turismo langue, in attesa di un futuro migliore.

Le prospettive per questo scorcio di 2020, anno davvero da archiviare il più in fretta possibile, non sono sorridenti; quelle per il 2021, ci dice la Banca d’Italia, dovrebbero essere più generose, grazie alle politiche europee e anche a quelle che saranno varate dalla nuova amministrazione Usa.

Ce la faremo, lo diciamo da ormai dieci mesi. E certamente ce la faremo. Ma questa brutta storia, che sembra così tanto la seconda stagione di una serie tivù di quelle davvero scadenti, una cosa la ricorda a tutti noi: che l’economia di un paese e di una regione, per oltrepassare crisi e tempeste, deve reggersi su una molteplicità di gambe, quelle della grande industria e del turismo, anzitutto, ma anche quelle di un’agricoltura sempre più innovativa e sostenibile, di un artigianato di qualità, di un turismo che guarda anche all’Appennino e non soltanto alla costa. Ce la faremo. Ma per farcela servono tutte le gambe che abbiamo.